Emozioni in viaggio verso Santiago

Quando ho sentito parlare del cammino di Santiago per la prima volta, ho subito pensato che si trattasse di qualcosa di molto figo e mi sono promesso che un giorno, chissà quando, l’avrei fatto anche io.

Quel giorno è arrivato nel mese di Maggio 2018 e non ricordo esattamente come e perché, ma ho sentito subito il desiderio di affrontare un’esperienza di quel tipo, nonostante mille comprensibili paure.

Ricordo che per almeno una settimana ci ho pensato e ripensato chiedendomi se fossi davvero pronto; non sapevo cosa mi attendesse, se ce l’avrei fatta, se avrei avuto dolori, vesciche ai piedi, voglia di mollare tutto.

Ma in questi casi ho sempre ritenuto inutile riempirsi la testa di dubbi e domande: meglio prenotare il volo e partire.

Il 1 Giugno 2018 ero sul volo che da Bari mi avrebbe portato a Madrid e da lì il giorno dopo avrei preso un pullman per Lèon, città in cui sarebbe cominciato il mio cammino.

 

Ricordo che una volta arrivato a Lèon sono stato subito catapultato in quella che poi ho scoperto essere la realtà del cammino di Santiago: centinaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo con il loro inseparabile zaino e conchiglia annessa, simbolo del cammino stesso e nella maggior parte dei casi un bastone, su cui ogni pellegrino scarica il peso delle difficoltà ma anche il desiderio di raggiungere la tanto agognata meta.

Non puoi che rimanere travolto da quello spirito e metterti subito in cammino, lasciandoti andare completamente e facendoti trasportare solo dal tuo istinto e dalle tue emozioni.

Non c’è nulla di razionale sulla strada per Santiago, è un turbinio di sensazioni, di pensieri che profumano di vita, di sogni, di speranze, di voglia di vivere il presente e di riorganizzare il proprio futuro.

Non ci sono scadenze da rispettare, non ci sono treni da prendere, non ci sono impegni improrogabili a cui è impossibile rinunciare, non c’è fretta di arrivare, non ci sono silenzi da dover colmare a tutti i costi.

All’inizio i pensieri si accavallano in modo confusionario, come una matassa che ha bisogno di essere sbrogliata prima di poter essere riavvolta nel modo giusto, con più consapevolezza.

Pensi alla tua vita, a tutto quello che non è andato secondo i piani, ma anche a ciò che ti ha reso felice, ai rapporti che ti hanno ferito e a quelli che ti hanno migliorato, ai sogni non realizzati e a quelli per cui vale ancora la pena lottare.

Un viaggio davvero introspettivo, alla ricerca di tutto quello che spesso passa in secondo piano nella vita di tutti i giorni ma che in realtà è sempre lì, dentro di noi, non ci abbandona mai ed è pronto a venire fuori ancora una volta ed è il nostro io più profondo, è la capacità di emozionarci, la cosa più preziosa che abbiamo e dalla quale, talvolta, ci allontaniamo perché presi da mille cose.

Sei completamente immerso nella natura e cammini, cammini, cammini, i passi sono come i pensieri, si susseguono l’uno dopo l’altro, lentamente, talvolta con più fenesia… se ne hai voglia, condividi un pezzo di strada con altri pellegrini, con cui ti racconti, ti emozioni, ti lasci andare; la condivisione per me è stata un momento fondamentale del cammino, nonostante fossi partito da solo e avessi immaginato di arrivare a Santiago da solo.

Ho condiviso un bicchiere di vino durante un pranzo o una cena, ho condiviso spesso il risveglio in uno dei tanti albergues che si trovano sul cammino, ho condiviso i miei pensieri, i miei racconti di vita, ho condiviso la mia passione per il canto, ma anche le mie insicurezze, le mie paure, ho ricevuto e dato consigli e la cosa più bella e strana allo stesso tempo è stata proprio questa; l’aver condiviso tutto ciò con persone conosciute in pochissimo tempo ma con le quali si instaura subito un legame speciale.

Ognuno interpreta il cammino a suo modo, ognuno dà al cammino il significato che più desidera: c’è gente che è lì perché fortemente religiosa, c’è chi ha perso una persona cara, c’è chi ha bisogno di ritrovare sé stesso, c’è chi camminando si sente più libero, si sente parte integrante della natura, c’è chi ha bisogno di perdonarsi per degli errori fatti e chi vuole provare a dimenticare degli errori subiti.

Ma nonostante questo, si è tutti lì avvolti da una stessa magia, difficile da spiegare ma facile da percepire e non c’è bisogno di troppe spiegazioni, non c’è bisogno di fare domande; uno sguardo, un sorriso e ci si riconosce, ci si capisce al volo e ci si sente subito parte di uno stesso flusso vitale, di una stessa energia, la stessa che ti spinge verso Santiago.

Ed eccola là Santiago.

La meta ambita da tutti i pellegrini; per molti può sembrare una città come tante, ma per chi percorre il cammino è il senso di tutto.

Arrivare a Santiago è come aver superato un grande ostacolo nella vita di tutti i giorni; i km percorsi, la fatica, il dolore fisico e talvolta quello psicologico sono stati affrontati e superati, talvolta da soli, altre volte con l’aiuto di alcuni compagni di viaggio, a volte con una lacrima che ha corrugato il viso, altre volte con un sorriso che l’ha illuminato ma sempre con la stessa forza e determinazione.

Si dice che il cammino di Santiago ti cambi la vita, ti dia il coraggio di fare delle scelte che prima non avresti mai fatto, ti renda più chiare tante cose; a me ha dato più consapevolezze, mi ha permesso di conoscermi di più, mi ha dato forza, mi ha fatto capire che anche io posso farcela e che la paura molto spesso la apprezzi solo nel momento in cui la affronti.

Il cammino è un inno alla vita e proprio per questo è il posto in cui io mi sono sentito più libero e protetto ed è un posto in cui vorrò sempre tornare, in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore, un posto in cui sarò pronto a ritrovarmi quando capiterà di perdermi nuovamente, un posto in cui incrocerò sempre altri sguardi come il mio, un posto in cui i miei sogni saranno amplificati ma vividi e sinceri, un posto dove le emozioni hanno bramosia di venire fuori e proprio come me lungo il cammino della vita, sono sempre in viaggio…